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Lindsey Stirling Rocks Mashable [Full Performance] (di mashable)

Twittare meglio. Cosa fare e come farlo.

Fake o no fake, su questo tema sembra che la rete si stia dibattendo in queste ore. Ma Twitter, per fortuna, è ben altra cosa che, se usata con saggezza e misura, può portare molti vantaggi. Tanti sono gli studi, quelli veri, che dimostrano come poter migliorare il proprio engagement sul socialmedia azzurro. Tra i tanti questa infografica ci dimostra chiaramente quanto sia  importante twittare in detreminati orari e in un preciso modo. Ma non solo…

Digitale, innovativa, competitiva. L’Italia futura secondo Ernesto Somma

Lui si presenta così: Prof. Ernesto Somma, quarantasei anni e tre figli maschi. Professore ordinario di economia industriale presso l’Università degli studi di Bari. Negli ultimi quattro anni ha ricoperto l’incarico di direttore generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, come Coordinatore della Struttura di Missione P.O.R.E. Ha lavorato alla riforma dei servizi pubblici locali, alla riforma del federalismo fiscale e al disegno delle politiche di sviluppo per il Mezzogiorno. Si occupa di economia industriale, teoria dei giochi, economia dell’informazione, politiche di svilippo. Su Twitter è @ernestosomma e qui ci racconta l’Italia che sarà e quella che dovrebbe essere.

L’Italia sembra ancora nel pieno di una tempesta, la crisi, che sta spazzando via molto del suo passato. Ed il cielo non sembra ancora sereno.

Il rischio concreto è che la crisi, insieme al passato, si porti via un pezzo del futuro del nostro Paese. La combinazione di fattori negativi è micidiale e, probabilmente, inedita. Siamo immersi in una crisi finanziaria, ormai nel suo quarto anno, che ha messo drammaticamente in luce tutte le debolezze, le distorsioni ed inadeguatezze del sistema finanziario, politico e sociale di Stati Uniti ed Europa in primo luogo.
Inadeguate e distorte erano la regolazione e la vigilanza dei mercati finanziari che hanno consentito l’accumularsi fuori controllo di quantità enormi di rischio mal prezzato e troppo spesso nascosto nei bilanci opachi di società veicolo.
Inadeguate e distorte, in particolar modo in Europa sono state le risposte della politica che ha consentito che una crisi regionale, quella greca, si trasformasse in una crisi di sistema che investe tutta l’euro zona e che minaccia la stessa sopravvivenza della moneta unica.
In questo quadro i mali strutturali dell’Italia, produttività del lavoro stagnante, alto debito pubblico, bassi tassi di crescita, si aggravano e riducono drasticamente i margini di manovra per politiche di risposta alla crisi.


Il Governo Monti ha messo in campo forti misure di risparmio e taglio della spesa pubblica. Tarda ad arrivare la crescita. Volendo dare un suggerimento?

Il Governo Monti ha il merito di alcune riforme importanti come quella delle pensioni e del mercato del lavoro (l’efficacia di quest’ultima è però ancora da dimostrare), di aver fatto primi importanti seppur parziali passi sul fronte delle liberalizzazioni, di aver proseguito nell’opera di contenimento della spesa pubblica. Tutto ciò, unito all’indubbio prestigio del premier, ha giovato allo standing dell’Italia nel consesso internazionale.
Il consolidamento fiscale e i target imposti dall’Europa, a condizioni date, sono però le principali determinanti della contrazione dell’economia. Le previsioni per l’Italia sono -2% per quest’anno. Temo che continuando lungo questa strada la crescita non la vedremo ancora per molto.
Le riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno sono molte ed abbisognano di uno sforzo continuato e coerente nel tempo. Ma bisogna essere chiari, nessun balzo del Pil che non sia effimero e destabilizzante nel medio periodo può essere conseguito in un paio di semestri con qualche decreto. Nessuna riforma di sistema può produrre effetti tangibili nel breve periodo.
L’apparente paradosso quindi è che Moody’s riduca di ben due gradini il rating del nostro debito nonostante la condizione delle finanze pubbliche sia migliore di quella di 12 mesi fa e siano state adottate riforme – pensioni in primis- che giovano grandemente alla sostenibilità del sistema. Dico apparente perché a ben guardare il giudizio di Moody’s benché riferito al nostro paese contiene implicito un giudizio pesante sull’adeguatezza delle soluzioni poste dall’UE ai problemi di Grecia e Spagna esponendo l’Italia al rischio contagio. La forte contrazione del Pil, a sua volta, assottiglia i margini di sicurezza per far fronte a fluttuazioni dei tassi sul debito.
Detto ciò, il suggerimento che mi sentirei di dare è quello di continuare con sempre maggiore determinazione a contrastare in sede europea un approccio alla crisi che non ha fondamento economico e, invece, ha solo motivazioni politiche pure comprensibili da parte di quei paesi che oggi si ritengono “virtuosi”. Serve una credibile e rapida prospettiva di convergenza verso un’unione bancaria con una efficace supervisione affidata alla Banca centrale europea, accompagnata da un potenziamento del ruolo di quest’ultima ai fini della stabilizzazione dei mercati e del contenimento delle fluttuazioni dei tassi sui debiti sovrani anche per via indiretta attraverso l’ESM.
Il fiscal compact potrebbe essere adeguato a questa nuova prospettiva per assicurare la necessaria unificazione e coordinamento delle politiche fiscali.
I problemi interni dell’Italia non possono trovare soluzione se non si interrompe la spirale negativa tra tensioni in area Euro, aumento dello spread, stretta fiscale, contrazione del Pil.
L’Italia ha fatto buona parte dei suoi compiti a casa ma non è bastato e non potrà mai bastare se le tensioni sull’Euro non vengono ridotte. Per questo serve lo sforzo collettivo della migliore cultura e politica europea.

Italia Digitale, sembra essere questa la sfida dei tempi moderni. Siamo pronti?

Nelle diverse classifiche stilate da organismi internazionali relative all’accesso alla larga banda o all’effettivo utilizzo da parte di cittadini, imprese e pubblica amministrazione della rete e dei servizi su di essa fruibili, l’Italia si attesta su posizioni di retrovia rispetto ad altri paesi europei con livelli di sviluppo economico analoghi. Esiste dunque un grande potenziale di efficienza e di miglioramento dei servizi che è possibile sfruttare e che può dare un contributo sensibile ad innalzare il potenziale di crescita dell’Italia. I vincoli stringenti dei bilanci pubblici tanto delle amministrazioni centrali quanto di quelle regionali e locali deve spingere ad un utilizzo sempre più efficace della leva finanziaria pubblica restringendone l’intervento ai soli conclamati casi di fallimento di mercato e valorizzando il più possibile la compartecipazione privata agli investimenti in infrastrutture. Il procurement pubblico, se ben indirizzato e qualificato, può costituire un volano importante per la diffusione di questi servizi.

Il Sud in questo quadro rischia di essere tagliato fuori dai grandi assi dello sviluppo?

Il Sud sembra aver esaurito anche quei deboli segnali di riscatto che si erano manifestati in significative porzioni del territorio meridionale. Certo la crisi ha colpito in maniera ancora più dura dove il tessuto imprenditoriale ed economico era più debole ma alla base restano irrisolti i nodi che frenano la crescita del mezzogiorno. Pervasività dell’intermediazione politica che produce inefficienze allocative; qualità inadeguata della pubblica amministrazione e dei servizi che essa eroga -sanità, scuola, assistenza in primo luogo; presenza della criminalità organizzata in alcune regioni; specializzazione produttiva tradizionalmente legata al Made in Italy; dimensione e capitalizzazione inadeguate delle imprese; condizioni di accesso al credito fortemente problematiche. Purtroppo questo stesso elenco lo avremmo stilato dieci o venti anni fa.
Il ritardo del Mezzogiorno può essere ulteriormente allargato dalle spontanee dinamiche dello sviluppo che si sviluppano in forme cumulative. L’esperienza degli ultimi 15 o 20 anni di politiche per lo sviluppo del Mezzogiorno ha definitivamente dimostrato che il problema non è costituito dall’insufficienza delle risorse pubbliche che anzi trovano difficoltà ad essere spese. La vera questione ancora irrisolta resta la qualità scadente della spesa. Su questo aspetto molto resta da fare agendo in primis contro l’utilizzo distorto e clientelare delle risorse pubbliche.

Sviluppo, Impresa, Innovazione, Coesione sociale, con quali di questi temi farà rima il futuro del Paese?

Con tutti, nessuno escluso. È il peso relativo di ciascuno di questi che dovrà cambiare. La coesione sociale è stata sino ad oggi assicurata dalla pratica della concertazione. Quest’ultima ha consentito il raggiungimento di obiettivi importanti di rinnovamento nel mercato del lavoro e nelle relazioni sindacali. La concertazione ha consentito di accompagnare senza traumi eccessivi i profondi cambiamenti della società intervenuti negli ultimi trent’anni. La concertazione ha però fallito nella promozione dell’efficienza e dunque sul piano dello sviluppo. Troppi compromessi sono stati fatti a scapito della concorrenza, della promozione del merito, della produttività e finanche degli interessi di porzioni molto ampie di popolazione che non trova rappresentanza all’interno delle cosiddette parti sociali. Una società dinamica ed aperta, condizione necessaria per la crescita, ha bisogno di coesione. Quest’ultima non può però essere più considerata come sinonimo di una pratica di concertazione che esclude o emargina i giovani in cerca di lavoro, che tutela prerogative sindacali in aperto contrasto con le esigenze della società, come nel caso del pubblico impiego, che continua a tutelare gli insider a scapito delle prospettive occupazionali degli outsider.

Usi spesso twitter, com’è cambiato il tuo “stare in rete” con i social media?

Twitter è per me una delle principali fonti di informazione e di aggiornamento. Utilizzata insieme ad altri strumenti di archiviazione come Instapaper mi consente di costruire in maniera efficiente archivi di notizie ed approfondimenti facendo leva sui commenti e segnalazioni di un numero molto ampio di persone ed istituzioni che stimo importanti.
Per il resto uso poco i media più orientati alla dimensione social come Facebook, più che altro per mancanza di tempo.

Nel tuo lavoro il web 2.0 che peso ha?

La presenza del web 2.0 è pervasiva. Quasi tutte le attività che comportano l’uso della rete, ad eccezione della più tradizionale posta elettronica, coinvolgono, in qualche forma, un rapporto collaborativo con gli altri utenti. Particolarmente importante per me è la raccolta di notizie e l’aggregazione di informazioni che servizi come twitter o applicazioni come Flipboard consentono.

Nel rapporto tra PA ed Imprese, ad esempio, c’è bisogno di investire in modo netto sui temi dell’agenda digitale e della socialcrazia?

In generale la PA ha bisogno di innalzare drasticamente qualità, efficienza ed efficacia della propria azione. L’uso delle tecnologie digitali se incorporato nell’organizzazione del lavoro e assunto quale modalità ordinaria e non meramente esemplare o sperimentale di interlocuzione con la PA e di accesso ai servizi da questa resi può costituire il singolo più importante driver rispetto agli obiettivi che citavo.
Nella realtà siamo ancora lontani da questa condizione ed i costi di questa inefficienza finiscono per gravare pesantemente su quella produttività totale dei fattori che penalizza le condizioni di sviluppo del Paese.

Sharing the way con Waway

“Abbiamo scoperto quanto è buono il sapore del sudore e del lavoro in team”. Così Giovanni Setaro, CEO di Waway, racconta in un’intervista radio la sua idea.

Ma Cosa è waway? “Waway è una piattaforma web di travel management che permette agli utenti di organizzare e condividere viaggi di gruppo in occasione di eventi aggregativi (concerti, pellegrinaggi, competizioni sportive, eventi culturali, etc…)”

Questa è in breve la bio di Waway, una start up nata al Sud con tanta voglia di fare e di crescere. Molto attiva sui social media ( la pagina fan è un continuo flusso di informazioni utili su eventi e sulla cultura digitale; stessa cosa per l’account twitter @wawaydotit), con all’attivo un blog ed un tumblr. Una rarità per un’impresa che nasce da zero e che ancora non ha espresso tutta se stessa.

In queste slides il pitch d’impresa di Waway.
Tra poco su www.waway.it il lancio ufficiale del video di presentazone del progetto che si annuncia molto divertente ed orecchiabile.

Il sentiment delle tweet Olimpiadi

Saranno sicuramente le Olimpiadi dell’era 2.0. Anzi lo sono già.

Un gruppo di laureati americani del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e un professore britannico, Mike Thelwall, dell’Università di Wolverhampton, che è un esperto in analisi sociali dei media , hanno tracciato i tweets relativi alle Olimpiadi di Londra negli ultimi due mesi. Lo studio ha portato ad una sorprendente scoperta: gli inglesi, nonostante le polemiche ancora vive sull’organizzazione, sono entusiasti dei giochi.

Guardiamo i numeri: sono stati pubblicati tra i 20.000 ei 60.000 tweets al giorno dall’accensione della fiamma olimpica, e più di 100.000 sono attesi tutti i giorni dei Giochi. Su questa base è stata tracciata la tendenza “sentimentale” degli inglesi.

Ormai l’analisi dei “sentiment” sta diventando una vero business. Lo studio, infatti, viene utilizzato da molte società di marketing e marchi per tenere traccia su come viene percepito in tempo reale il proprio brand.

Ma c’è dell’altro: a partire questa sera alle 21 ci sarà uno spettacolo di luci di 30 minuti proiettato sulla London Eye. Lo spettacolo si ripeterà ogni singola serata pre e durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi. I colori delle luci saranno determinati in tempo reale dallo stato d’animo delle persone che tweeteranno sulle Olimpiadi.

Se il sentimento generale è negativo il London Eye si illumina di viola. Se è positivo brillerà giallo e se la reazione di Twitter ai giochi è neutrale, la ruota emetterà raggi verdi. Justin Manor, il fondatore della Sosolimited, ha spiegato così l’algoritmo che verrà utilizzato:

“The algorithm we developed converts real-time social emotions into colour and motion and then tweets to the light show. We distil 24 hours of action into a 24 minute visual concert that embodies the emotional peaks and troughs of the day,”

Insomma oltre allo share televisivo, all’impatto che l’evento avrà sull’economia della città e al numero di medaglie conquistate, ora gli organizzatori e gli addetti ai lavori dovranno fare i conti anche con i social media. E finalmente!

Social giornalismo o giornalisti social?

Blogger, giornalista, scrittore. Questo in sintesi è Federico Mello, che ho conosciuto in rete proprio grazie al suo blog e di cui poi ho letto libri ed articoli. Con lui oggi parliamo di Italia, informazione e narrazione, con un breve passaggio al suo futuro più prossimo che, si presenta pieno di novità interessanti.

Nasci blogger, diventi giornalista per la carta stampata e ti occupi di social media. Un percorso quasi in contraddizione, non trovi?
No per niente. A parte il mio caso specifico, il web è stata una fucina di talenti in questi anni, una della poche strade tramite le quali “figli di nessuno” si son potuti far conoscere. Ora il web permea tutto: e penso che sia un buon know how da portarsi dietro una formazione da blogger, permette di muoversi velocemente e di industriarsi con maggiore creatività.

Che Italia raccontano i social media?
Raccontano l’Italia, anche se con delle differenze legate al singolo social network o canale informativo. Facebook, per esempio, vista la sua diffusione e la sua facilità di utilizzo, è più “urlato”, Twitter è utile per rimanere informati, i blog sono strumenti utilissimi per “stare alle calcagna” dell’informazione ufficiale. Penso, tuttavia, che non si debba mai fare l’errore di confondere il paese virtuale con il paese reale. Sui “social” per esempio, quasi mai esprimiamo sentimenti o stati d’animo negativi. La vita là fuori, chiaramente, è diversa.

Chi racconta l’Italia attraverso i social media?
Soprattutto i più giovani. È una forma mentis che si acquisisce con il tempo – forse a volte anche troppo quello passato online – che permette di imparare a muoversi tra le piaghe del digitale e trovare il proprio spazio. Non va sottovalutata mai, però, l’importanza di “consumare scarpe” per raccontare le cose.

Per il tuo lavoro la presenza in rete è molto importante. Ma basta solo questo?
Assolutamente no. Anzi, a volte la Rete rischia di diventare un “ghetto” dal quale si fa fatica ad uscire. Meglio essere “giornalisti” con una esperienza social, a mio avviso, che “social giornalisti”.

Ci avviamo verso l’estate, proviamo a fare un piccolo rendiconto di questo anno 2.0 a partire dai movimenti nati in rete.
Secondo me questo è stato l’anno della maturità. Sicuramente i social sono stati fondamentali in vicende come i referendum, le elezioni di sindaci fuori degli schieramenti, anche nella denuncia di scandali e sentimenti diffusi come, per esempio, quelli nei confronti del “trota”. Si è visto anche il “dark side” però, in molte parte occupata da Grillo. Una rete usata come megafono, ne’ più ne’ meno che la televisione, una certa propensione a dare per buone bufale anche pericolose. Deve crescere a mio avviso la consapevolezza insomma che la rete è uno strumento fondamentale del quale, però, tutti noi dobbiamo prendere le misure.

La rete in Italia non è ancora del tutto determinante. Prendi ad esempio le candidature per l’Agcom…
Mi sembra una pia illusione quella di pensare che la rete possa diventare “determinante”. Tutto sommato, non lo sono neanche la tv o la radio. In alcuni casi, però, l’opinione pubblica che si esprime online è in grado di incidere: a cominciare dall’accordo Acta bocciato dal parlamento europeo anche per i 2,8 milioni di firme raccolte online.

In Francia invece un tweet ha determinato la non elezione di Segolen Royal.
Anche questa volta, non penso che sia colpa del media, ma del messaggio. È chiaro però che chi alla rete non ha preso ancora le misure rischia maggiormente di fare gaffe o di lanciare dei boomerang che poi tornato dritti tra i denti.

Buttiamola in politica ancora un po’: che ne pensi del grillismo e se queste percentuali di gradimento così alte non siano del tutto da verificare, vedi terzo polo dato oltre il 13 e poi…
Del grillismo non mi convincono molte cose, a cominciare da Grillo: dispotico, contrario al dialogo, tante volte fanfarore, sbruffone. I “grillini” mi piacciono di più. Riconosco loro una carica bella e pura di impegno diretto. Anche loro, però, a volte peccano di ingenuità: si possono dare risposte semplici a problemi complessi. Ma quella risposta rischia di risultare sbagliata.

Ti avvii a vivere una nuova avventura professionale e da salentino lo farai con grande impegno e professionalità. Ma un nuovo giornale (Pubblico ndr), al tempo della crisi dei giornali, è quello che serve?
Certamente: l’informazione online, che svolge un compito fondamentale, non sopravviverebbe senza i media professionali, a cominciare dai giornali. A Pubblico, poi, proveremo a fare l’informazione che serve nel contesto mediatico attuale. Se le notizie si trovano su Twitter, le interpretazioni, le riflessioni, i personaggi, gli approfondimenti, i cantieri delle idee, sono la spina dorsale della carta.

Il record inaspettato di Google+

Farà sicuramente discutere il nuovo studio che Vincenzo Cosenza ha postato sul suo blog. Si tratta infatti dei numeri di Facebook, Twitter e G+ con una clamorosa sorpresa: G+ supera Twitter e si piazza al secondo posto.

Stando a quello che scrive Cosenza: “Ad un anno dal lancio del suo social network Google svela i numeri del successo: 250 milioni di utenti, 150 milioni di attivi al mese, 75 milioni ogni giorno. Se il primo dato è probabilmente gonfiato dall’associazione forzata tra GMail e Plus, il secondo è molto significativo se lo si paragona alle statistiche rilasciate dai competitor. In particolare Twitter che afferma di aver 140 milioni di utenti attivi ogni mese. Nel nostro paese, invece, la situazione è invertita in termini sia di visitatori) che di tempo speso (su Twitter mediamente 14 minuti, mentre su Google+ 3).

Secondo quanto svelato da Vic Gundrota, vice president of social business durante il suo keynote alGoogle I/O, – continua Cosenza- la maggior parte degli utenti usa il network da dispositivo mobile. Merito anche di una splendida app per smartphone, cui ora è stata aggiunta una per tablet. E’ chiaro che il successo di un social medium sarà sempre più legato alla cura dell’esperienza in mobilità. Da questo punto di vista Google ha un vantaggio competitivo notevole: controlla la piattaforma Android e dunque può fornire esperienze migliori a chi usa i suoi prodotti.

Facebook è ancora indietro e sta provando a recuperare terreno grazie al team di Instagram e Glancee. Inoltre non controlla il sistema operativo, se si esclude la vicinanza a Windows Phone, dunque è costretto a fare accordi con Apple e Google per garantire esperienze integrate. Twitter, nato con in mente il mobile, non ha ancora un partner di sistema operativo stabile (Apple che gli aveva garantito una esclusiva integrazione, ha offerto la stessa opportunità a Facebook).”

l Popularism da social media che fa male alla Politica

Non serviva certo questo articolo di Friedman per comprendere che per un leader politico la presenza in rete, sui social network principalmente, non vuol dire certo una naturale popolarità che diventa consenso, ma in questo post Granieri aggiunge qualche spunto di riflessione interessante, senza però indicarne una soluzione o una possibilità di uscita per chi, e ne sono ormai tanti, si occupa di politica e di comunicazione.

Intanto partiamo da questa considerazione di Friedman, secondo il quale si è passati da un senso top-down ad uno bottom-up e questo è stato certamente un fattore positivo di innovazione, permettendo una reale partecipazione ai processi democratici e decisionali. Ma, si chiede Friedman, il politico che deve seguire tutti questi stimoli (non sempre utili e costruttivi ci permettiamo di aggiungere) nonrischia di restarne intrappolato, togliendo del tempo utile al suo lavoro che, spesso, è fatto anche di decisioni impopolari ma utili nel lungo periodo?

Di politici “popolari” e di “agitatori della democrazia” ne abbiamo fin troppi anche qui in Italia, tant’è che già si contano i casi di politici con numerosi fan o followers sui social network, che non hanno poi avuto un riscontro adeguato nel confronto con il voto.

Questo perchè, come si legge sempre nell’articolo del NYT, molti politici oggi seguono l’onda del “popolarismo” che il più delle volte è emotivo e di corto respiro, ma che non produce alcun effetto positivo sull’azione di governo e per la risoluzione dei problemi dei cittadini. La politica dovrebbe condurre verso prospettive e risoluzioni e non essere condotta verso sentimentalismi e sensazionalismi da prima pagina.

Migliorare il lavoro, puntando ad una maggiore qualità dell’azione politica senza frenesie da post o tweet, cercando di dare maggiori risposte alle grandi questioni e non più piccole ed immediate risposte a piccole domande. E’ anche vero che le giovani generazioni sono abituate al “qui e subito”, e che proprio per questa continua richiesta dell’immediato che la politica rischia di non dare adeguate risposte con azioni di lungo respiro, per soddisfare l’esigenza della piazza (spesso solitamente virtuale) affamata di sentenze e giudizi definitivi, per la durata che sul web hanno le cose definitive.

E questa distruption è, come sostiene Granieri, sic et simpliciter riscontrabile nella qualità dell’informazione, sempre più in caduta libera a mio avviso, e dell’opinione, di cui la politica del voto continuo (elezioni, primarie, like e Rt) sembra non poter fare a meno.

E in Italia ci avviamo ad una lunga, incredibile, campagna elettorale.

Twitter: termometro degli umori degli italiani, Blogmeter analizza 31,5 mln di tweet

Un nuovo intreressante studio della BlogMeter che, questa volta, analizza gli umori degli italiani su twitter.

Durante State of the Net (Trieste 22-23 giugno) la conferenza sullo stato di internet in Italia, Blogmeter ha presentato un’analisi inedita delle conversazioni e degli umori degli italiani. Per la prima volta sono stati analizzati 31,5 milioni di tweet scritti dagli italiani dal 3 aprile al 18 giugno, in 11 settimane.

Twitter si sveglia gradualmente alle 5 del mattino. Il primo picco si ha dalle 12 alle 14, mentre il massimo si riscontra tra le 19 e 21. Il giorno preferito per twittare è il lunedì, mentre il sabato ci si riposa.

Il 28% dei tweet ha un link quindi contiene rimandi ad altri luoghi della rete (siti d’informazione, blog, altri social network). Il 18% rappresenta un retweet ossia un rilancio di un tweet di altri utenti. Solo il 5% dei tweet è geolocalizzato ossia contiene l’informazione del luogo dal quale si scrive. Il 23% contiene un hashtag, il “cancelletto” seguito da una parola che serve a denotare l’argomento di discussione.

Gli hashtag più utilizzati del periodo possono essere raggruppati per categorie. Quelli che comprendono le pratiche sociali più utilizzate dagli utenti (#ff #sapevatelo #rt #lol #fb), quelli che riguardano fatti di cronaca (#brindisi #terremoto #bologna #no2giugno #euro2012 #calcio #monti #bossi), quelli che indicano il commento alla visione di una trasmissione televisiva o radiofonica (#mistero #amici #piazzapulita #serviziopubblico #twitandshout).

Ma le parole nascondono un mood: il software di analisi semantica di Blogmeter ha permesso di comprendere automaticamente la positività e la negatività dei messaggi, ma soprattutto del cambiamento nel tempo delle attitudini emotive degli italiani. Poco più di 1/3 dei tweet analizzati contiene un’espressione emotiva. Se in una giornata tipo le emozioni positive e negative tendono ad equivalersi, in occasione di eventi particolari emergono dei picchi. Dall’analisi del periodo considerato si notano due picchi di negatività (Bomba a Brindisi e Terremoto) e un picco di positività (la partita Italia-Irlanda).

Durante l’evento di Brindisi emerge anzitutto il disgusto, seguito da tristezza, rabbia, paura. Mentre durante il terremoto in Emilia le emozioni si invertono ed emerge la paura in primis, seguita da disgusto e rabbia. Di diverso tenore la partita dell’Italia. Qui l’analisi granulare dei messaggi allo scorrere dei minuti mostra prima la rabbia, poi seguita dalla gioia.

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